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I DETERMINANTI DI SALUTE
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Deyo RA, Cherkin DC, Ciol MA. Adapting a clinical comorbidity index for use with ICD-9-CM administrative databases. J Clin Epidemiol 1992; 45:613- 619.
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Charlson ME, Charlson RE, Peterson JC, Marinopoulos SS, Briggs WM, et al. The Charlson comorbidity index is adapted to predict costs of chronic disease in
primary care patients. J Clin Epidemiol 2008.
4.4 COMORBILIT└ VALUTATA ATTRAVERSO IL CHARLSON COMORBIDITY
INDEX
Con il termine di "comorbilitÓ" generalmente si possono intendere le due seguenti definizioni: (1) una condizione
clinica che si verifica in un paziente simultaneamente ma indipendente ad un altra condizione patologica; (2) una
condizione clinica che si verifica in un paziente come causa o come effetto alla presenza di un altra condizione
patologica. Il Charlson Comorbidity Index (CCI) rappresenta l'indice maggiormente utilizzato per valutare
quantitativamente la comorbilitÓ di un paziente o di una popolazione.
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Ad ogni patologia che compone lo score
finale (per un totale di 17 patologie) viene assegnato uno score di 1,2,3,6 in base al rischio di morte associato
alla singola patologia. Tale indice Ŕ stato sviluppato nel 1987 come indice di predizione del tasso di mortalitÓ.
Successivamente, Ŕ stato utilizzato ed adattato come metodo di valutazione del grado di severitÓ clinica di una
popolazione di assistiti (case-mix) con l'obiettivo di quantificare il consumo di risorse sanitarie in una determinata
popolazione.
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I risultati che emergono dalla Figura 4.4a indicano in circa il 75% dei soggetti, coloro i quali registrano un CCI
pari a 0, mentre in circa il 10% coloro i quali hanno un CCI > 2, senza particolari differenze correlate al sesso. Il
valore del CCI Ŕ naturalmente fortemente correlato all'etÓ dei pazienti, sia nei maschi che nelle femmine (Figura
4.4b-c)
. Infatti, dai dati a nostra disposizione la proporzione di soggetti con CCI > 2 aumenta considerevolmente
sia nei maschi (etÓ 15-25: 0,7% vs. etÓ 75-84: 37,5%) che nelle femmine (etÓ 15-25: 0,7% vs. etÓ 75-84: 25,8%).
Tuttavia, Ŕ evidente da queste informazioni un grado di severitÓ clinica maggiore nei maschi nelle fasce di etÓ pi¨
adulte.
Infine, dai dati che emergono in relazione all'area geografica non si riscontrano particolari differenze su base
geografica (Figura 4.4d). Questo dato conferma che il differente comportamento diagnostico-terapeutico
associato all'area geografica, rilevato in diverse ricerche condotte su base nazionale, non sembrerebbe essere
determinato da differenze di ordine clinico.
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Charlson Comorbidity Index (CCI): rappresenta l'indice maggiormente utilizzato per valutare
quantitativamente la comorbilitÓ di un paziente o di una popolazione. Ad ogni patologia che compone lo
score finale (per un totale di 17 patologie) viene assegnato uno score di 1,2,3,6 in base al rischio di morte
associato alla singola patologia. Tale indice Ŕ stato sviluppato nel 1987 come indice di predizione del tasso di
mortalitÓ. Successivamente, Ŕ stato utilizzato ed adattato come metodo di valutazione del grado di severitÓ
clinica di una popolazione di assistiti (case-mix) con l'obiettivo di quantificare il consumo di risorse sanitarie in
una determinata popolazione.